Gli Junghiani – Una prospettiva storica comparata

 28,00

Thomas B. Kirsch

Edizione italiana a cura di Franco Castellana e Silvia Presciuttini
Appendice di Alessandra De Coro

Collana: Psiche e dintorni
pagine:324
dimensioni: 15x21cm
Copyright © 2017 Fattore Umano Edizioni
euro 28,00
ISBN: 9788894190120

Gli Junghiani è un libro che traccia la storia del movimento della psicologia analitica fin dalla sua lontana origine nel 1913, arricchito di un’appendice che lo completa fino ad oggi. L’autore, che ha sempre vissuto nell’ambiente, racconta la crescita e la diffusione del movimento junghiano in tutto il mondo; ne racconta i successi, le rivalità personali e i dissapori teorici che hanno attraversato la storia degli analisti junghiani, fornendo anche nuove e preziose informazioni sul presunto antisemitismo di Jung e sul suo sempre controverso rapporto con il nazismo.

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Descrizione

Gli Junghiani è un libro che traccia la storia del movimento della psicologia analitica fin dalla sua lontana origine nel 1913, arricchito di un’appendice che lo completa fino ad oggi.
L’autore, che ha sempre vissuto nell’ambiente, racconta la crescita e la diffusione del movimento junghiano in tutto il mondo; ne racconta i successi, le rivalità personali e i dissapori teorici che hanno attraversato la storia degli analisti junghiani, fornendo anche nuove e preziose informazioni sul presunto antisemitismo di Jung e sul suo sempre controverso rapporto con il nazismo.
Ne emerge il quadro di uno junghismo ramificato, fatto di persone vive e appassionate che hanno contribuito a diffondere la teoria e la pratica della psicoterapia junghiana.
Unico nel panorama librario in Italia, Gli Junghiani si rivolge non solo a coloro che lavorano nel campo dell’analisi ma si rivela una lettura fondamentale anche per tutti gli studiosi del pensiero di Carl Gustav Jung.


Thomas B. Kirsch (Londra 1936) è figlio di due analisti junghiani della prima generazione, James e Hilde Kirsch.
Medico e Psichiatra, si è diplomato presso lo Jung Institute di San Francisco nel 1968, presso il quale ha poi insegnato, e di cui è stato Presidente dal 1976 al 1978. Ha fatto parte del Comitato Esecutivo della IAAP dal 1977 al 1995, ed è stato Presidente della IAAP stessa dal 1989 al 1995.
Docente nel Dipartimento di Psichiatria alla Stanford University Medical School, ha sempre esercitato la professione di analista a Palo Alto in California.
Immerso, fin dai primi anni, nell’ambiente della psicologia analitica, ha scelto di diventare analista junghiano e ha avuto conoscenza diretta della storia del movimento junghiano nel mondo, al cui sviluppo ha contribuito personalmente e che ha descritto in questo volume.
Ha affidato il racconto della sua vita all’autobiografia A Jungian Life: A Memoir.

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 15 × 21 cm

Recensioni

  1. FUE

    Recensione di Marco Innamorati pubblicata su “State of Mind – Il giornale delle scienze psicologiche” il 26 novembre 2019

    Gli Junghiani. Una prospettiva storica e comparata, di T. B. Kirsch è una storia della progressiva espansione del movimento junghiano nelle diverse nazioni.
    La storia della psicologia analitica dopo Jung non ha ricevuto una grande attenzione da parte degli specialisti; quindi l’uscita in italiano del volume Gli Junghiani. Una prospettiva storica e comparata di T. B. Kirsch (sia pure con forte ritardo, rispetto all’edizione originale) va salutata con grande interesse.

    In effetti esisteva in precedenza soltanto una monografia complessiva sul mondo neo-junghiano, quella di Andrew Samuels (1985), che peraltro uscì nella nostra lingua in una versione praticamente inutilizzabile, per chi avesse voluto impiegarla come punto di partenza per ulteriori studi. L’editore, infatti, decise che da una parte il saggio introduttivo e l’appendice firmati da Aldo Carotenuto erano da considerare indispensabili; dall’altra il numero complessivo delle pagine non poteva crescere ulteriormente. Onde sacrificò del tutto la bibliografia originale. Dato che il volume impiegava, per i riferimenti ai testi citati, il sistema autore/data, in molti casi il lettore non era neanche in grado di risalire ai titoli delle opere menzionate nel volume, se non procurandosi l’originale inglese.

    A parte che al mutilato libro di Samuels, per conoscere il dopo Jung il lettore italiano poteva rivolgersi o alla lettura diretta dei testi dei neo-junghiani (senza un orientamento preliminare); o a monografie generaliste di storia della psicologia del profondo (spesso avare se non completamente prive anche di riferimenti allo stesso Jung); o ai testi, spesso ormai introvabili, che fotografano parzialmente almeno la storia della psicologia analitica italiana (p. es., Pieri, 1998; Carotenuto, 1977); o a contributi, come quelli preziosi di Sonu Shamdasani (2003; 2005), che occupandosi tematicamente di Jung offrono in modo incidentale anche informazioni sui suoi epigoni. Naturalmente il risultato era comunque costituito da informazioni, per una ragione o l’altra, del tutto parziali.

    L’autore di questo volume, Thomas B. Kirsch, si è trovato in una posizione da insider rispetto al tema, si può dire, fin dalla nascita. Ambedue i genitori, infatti, erano stati analisti junghiani noti e avevano effettuato l’analisi didattica con Jung in persona. James Kirsch, il padre, aveva con Jung anche tenuto un ricco epistolario, ormai pubblicato in volume da qualche anno (Jung, J. Kirsch, 2011). Lo stesso Thomas Kirsch è stato a sua volta personaggio di rilievo del mondo junghiano, essendo stato prima vice-presidente e poi presidente dell’International Association of Analytical Psychology, l’associazione mondiale che raccoglie gli analisti junghiani (l’equivalente di quello che è l’International Psychoanalytic Association in campo freudiano), nonché docente di psichiatria a Stanford: un pedigree davvero di grandissimo rilievo, dunque.

    La classificazione proposta da Samuels delle correnti in cui si è diviso il pensiero post-junghiano, ripresa da Thomas Kirsch, distingueva tra: una Scuola Classica che proseguendo consapevolmente la tradizione di Jung, si concentra sul Sé e l’individuazione; una Scuola Evolutiva che riserva un’attenzione particolare all’infanzia nell’evoluzione della personalità adulta e pone altrettanto in rilievo l’analisi di transfert e controtransfert, risultando quella più vicina alla psicoanalisi classica; una Scuola Archetipica che si concentra, in terapia, sulle immagini, attribuendo poca importanza alle problematiche evolutive (p. 81).

    Thomas Kirsch, però, propone anche delle correzioni alla classificazione originaria, rese necessarie dal trascorrere del tempo. Constata in primo luogo che la Scuola Archetipica (peraltro, a suo avviso, da subito quella meno riconosciuta come entità a sé stante) non ha subìto sviluppi, venendo piuttosto assorbita o meglio eliminata dalla scena. Malgrado, si potrebbe aggiungere, il fatto che il suo fondatore James Hillman sia tuttora probabilmente l’autore post-junghiano più letto nel mondo, l’unico, di fatto, che abbia conosciuto una vera popolarità anche fuori dall’ambiente clinico: prova ne sia che le sue opere principali sono pubblicate in italiano da Adelphi, editore assai visibile e non certo specializzato nella psicologia del profondo. In secondo luogo, Kirsch osserva che si è sviluppata una polarizzazione tra il tentativo di riportare la psicologia analitica, per così dire, alla purezza originaria e quello di operarne una fusione con la psicoanalisi. La prima tendenza è definita dallo stesso Kirsch Scuola Ultra-Classica. Gli ultra-classici valorizzerebbero come riferimento teorico le opere del solo Jung e al limite quelle della sua stretta collaboratrice Marie-Louise von Franz (colei che contribuì alla redazione di Mysterium Coniunctionis). La seconda tendenza (cioè quella fusionale) sarebbe sostenuta da coloro che, pur avvertendo nella lettura di Jung una profonda risonanza, non hanno trovato la propria analisi didattica junghiana soddisfacente, completando piuttosto la propria formazione in contesti neo-freudiani. Per conseguenza essi adottano le regole di astinenza e neutralità in senso psicoanalitico, danno più valore alla cornice psicoanalitica rispetto al rapporto psicoanalitico e attribuiscono più peso al transfert/controtransfert rispetto a immaginazione e immagini di sogni (p. 82). La qual cosa può risultare tutto sommato paradossale. È vero che l’interpretazione dei sogni è una tecnica sempre meno usata in psicologia del profondo, ma si tratta di un declino parallelo nel mondo junghiano e in quello freudiano: per Freud l’uso dei sogni corrispondeva originariamente alla via regia per l’inconscio. D’altra parte la cosiddetta svolta relazionale in psicoanalisi ha posto sempre più l’accento sul rapporto analista/paziente, abbandonando l’ideale del terapeuta come schermo bianco. Inoltre le regole tradizionali di astinenza e neutralità si sono nel frattempo molto evolute nel contesto della psicoanalisi tradizionale: l’analista che non risponde ad alcuna domanda è ormai una figura del passato; l’equidistanza tra Io, Es, Super-io e realtà esterna si è evoluta in un atteggiamento non giudicante verso il paziente (Gabbard, 2004). In un certo senso, dunque, sarebbe la psicoanalisi tradizionale a essersi spostata verso un atteggiamento più junghiano. Samuels (1985), del resto, aveva definito molti psicoanalisti contemporanei come junghiani inconsapevoli, avendo essi adottato una condotta della cura molto più simile a quella descritta da Jung (1929) rispetto a quella originariamente proposta da Freud (1912).

    Purtroppo, questa di Thomas Kirsch è molto più una storia della progressiva espansione del movimento junghiano nelle diverse nazioni in cui è penetrato, che una storia dello sviluppo teorico della psicologia analitica. Anche soltanto l’impostazione strutturale del volume può rendere conto di ciò: i capitoli sono infatti intitolati essenzialmente ai diversi contesti geografici (La psicologia analitica a Zurigo; La psicologia analitica nel Regno Unito, etc.) e solo eccezionalmente a temi generali: su tutti la Storia del Gioco della Sabbia, sull’evoluzione della tecnica creata da Dora Kalff, e l’apprezzabile appendice su Gli Sviluppi della IAAP nel terzo millennio, firmata da Alessandra De Coro per questa edizione italiana.

    L’impostazione di storia burocratica piuttosto che teorica, sacrifica di fatto lo spazio dedicato ai suoi singoli protagonisti, per quanto di rilievo. Non può che lasciare perplessi, in effetti, constatare che perfino ai più importanti collaboratori di Jung venga dedicata una pagina ciascuno: ciò vale per von Franz come per Emma Rauschenbach (moglie di Jung), Aniela Jaffé (che tra l’altro curò la cosiddetta autobiografia di Jung [1961]), Toni Wolff (che propose la locuzione psicologia complessa, adottata poi da Jung per designare il proprio modello), Franz Riklin (con cui Jung sviluppò il cosiddetto esperimento associativo; si vedano le pp. 36-44). Addirittura, due dei più principali autori post-junghiani come Adolf Guggenbühl-Craig e il summenzionato James Hillman vengono liquidati con mezza pagina ciascuno (pp. 50-51). Altro limite importante del testo è la superficialità delle ricerche storiche, condotte dall’autore per raccontare la storia del movimento junghiano lontano dai suoi centri principali (il mondo germanofono e quello anglosassone). Kirsch, per esempio, scrive: I lavori di Jung furono tradotti in Italia subito dopo la loro prima pubblicazione (p. 176). Si tratta di un’affermazione piuttosto singolare visto che le principali opere junghiane vennero pubblicate nel decennio 1911-1921 e la prima traduzione di un libro di Jung vide la luce, per merito di Giovanni Bollea, solo nel 1942.

    Che dire, dunque, in conclusione? Bisogna, come già si è sottolineato, apprezzare lo sforzo dell’editore italiano ma anche sperare che il recente risveglio di interesse per Jung e la psicologia analitica renda possibile la pubblicazione di ulteriori studi sullo stesso tema.

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