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Gender Interuniversity Observatory


GIO, presente sulla scena accademica e culturale dal 2009, ha iniziato con una NEWSLETTER quindicinale una nuova forma di dialogo con le iscritte e gli iscritti e quanti sono interessati a queste tematiche; saremo presenti nel dibattito contemporaneo, che richiede sempre una presenza vigile, a 360 gradi, e chiediamo altresì una interlocuzione con voi.

Scrivete, proponete incontri, segnalate notizie e fatti che “diano da pensare”.

Il Comitato scientifico di GIO

Un’astronoma australiana ha scoperto una nuova stella

Natasha Hurley-Walker guida il team di ricerca che ha scoperto una stella la cui esistenza era prevista dai modelli fisici, ma mai osservata prima. La new-entry del firmamento emette un segnale radio ogni 18,8 minuti. Di questa scoperta scientifica parla ora tutto il mondo, anche perché si tratta di un tipo di stella mai vista prima e, finora, solo ipotizzata. La professoressa Walker è partita con il suo team dal lavoro di uno studente della Curtin University, Tyrone O’ Doherty. I membri del team avevano pensato di aver commesso un errore: niente nel cielo può essere così luminoso e, tuttavia, cambiare così rapidamente. Poi hanno pensato che, forse, era un segnale artificiale, un aeroplano o un satellite. Ma era impossibile: continuavano a trovarlo nello stesso posto, in movimento con le stelle e il sole. Sulla rivista Nature è stato pubblicato un articolo su qualcosa che non dovrebbe esserci, una sorgente radio che si ripete con una periodicità precisa, ogni 18,8 minuti e persiste ogni volta per circa un minuto. La stella è a “soli” quattro mila anni luce di distanza da noi, all’interno della Via Lattea. Commento a caldo dell’astronoma: «Scoprirlo è stato bellissimo».

 

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Una leggenda alla guida del tempio del tennis

Per la prima volta nella storia a dirigere a Parigi il Roland Garros, uno dei tornei del celebre Slam di tennis, è stata chiamata una donna. Si chiama Amélie Mauresmo, ha 42 anni, tennista vincitrice di ben 25 tornei di tennis: nel 2006 riuscì a portarsi a casa sia la coppa degli Australian Open che quella di Wimbledon. Il suo nuovo incarico comporta che per tre anni sarà lei a prendere ogni decisione: questo passaggio a nuove competenze non la preoccupa affatto, anzi afferma di essere orgogliosa di dirigere il Torneo e lo farà certamente con lo stesso impegno con cui ha tenuto la racchetta in mano, lei che è famosa per il suo efficace rovescio. È sempre interessante capire la genesi delle passioni che si hanno nella vita. Ad Amélie l’amore del tennis scoppiò vedendo in televisione il campione francese Yannick Noah impegnato nel Roland Garros nel 1982: lei aveva tre anni e si voltò verso i genitori e disse che quello sarebbe stato il suo futuro. Nel 2015 ha avuto un figlio, Aaron.

 

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Tre donne afroamericane per la Corte Suprema

Nel Paese lacerato da divisioni razziali e in un anno complicato da difficoltà d’ogni sorta – a partire dai contrasti interni ai democratici stessi, il Presidente Biden ha una opportunità di nominare una donna afroamericana alla Corte Suprema, con l’uscita per raggiunti limiti di età del conservatore Stephen Breyer, nominato da Bill Clinton nel 1994. Joe Biden ha confermato ciò che i media già anticipavano: «Sceglierò un nuovo giudice dalle doti straordinarie. Avrà carattere, esperienza, integrità. Non ho ancora un nome, ma una certezza: sarà la prima donna afroamericana» ha affermato. Il presidente potrà, dunque, mantenere una delle più importanti promesse fatta durante la campagna presidenziale 2020. Occasione di rilancio, dunque, per la Casa Bianca anche se gli equilibri non cambieranno: la Corte, che sta per affrontare nodi cruciali come aborto, armi e diritto di voto, resta solidamente conservatrice grazie alle tre nomine di Trump. Ma l’ingresso di un’afroamericana non è solo simbolico: avrà un impatto sulle prossime generazioni. Le papabili sono tre: Ketanji Brown Jackson, 51 anni, moderata che da giovane ha lavorato proprio con l’uscente Breyer e potrebbe essere gradita ai repubblicani. Leondra Kruger, 45 anni, oggi alla Corte Suprema della California – selezionata da una commissione di cui fece parte Kamala Harris; infine, Michelle Childs, 55 anni, solo da poco elevata a una Corte d’Appello della Carolina del Sud. Nomi tutti interessanti a patto che il Partito Democratico stesso collabori.

 

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Piccola cara. Lettere alle allieve

La grande filosofa Simone Weil, tra le tante attività della sua pur breve vita, per alcuni anni insegnò in vari licei di diverse città francesi. Il suo impegno pedagogico e l’importanza che dava al processo educativo è immortalato nello scambio epistolare che ebbe con alcune sue ex-allieve, negli appunti che queste ultime prendevano a lezione, negli schemi delle lezioni che la stessa Simone Weil preparava e nelle testimonianze di tutti e di tutte coloro che la conobbero negli anni di insegnamento, materiali che oggi possiamo leggere nel libro appena uscito Simone Weil, Piccola cara…Lettere alle allieve, Marietti, per la cura di Maria Concetta Sala. Giustamente Stefania Tarantino in questo articolo sottolinea l’atmosfera che nasce da questa lettura: sembra quasi di poter entrare nell’aula dove quell’insegnante d’eccezione faceva lezione. «Se ne coglie per lo meno l’atmosfera che trapela da quella profonda fiducia nel sapere inteso come azione trasformativa, come elemento modificatore di sé e della propria capacità di lettura dei molteplici significati del testo-mondo». Ne emerge il valore autentico di un processo educativo che riguarda la formazione di tutta la personalità umana e non solo delle “sue” competenze e in cui educazione, istruzione e cultura sono profondamente intrecciate. Prima che sui libri, l’educazione è un lavoro su di sé, una trasformazione dell’essere, un rivoltare tutta l’anima nel senso socratico del termine. La strategia educativa weiliana si divide in tre rami fondamentali che fanno parte di un unico grande albero. Un primo ramo fa riferimento all’istruzione che ha, come sua vocazione principale, quella di insegnare che cosa significa conoscere. Un secondo ramo è relativo all’educazione che deve suscitare le motivazioni che sono la base necessaria di ogni azione. Il terzo ramo riguarda il ruolo della cultura che deve formare all’attenzione. Lettura salutare per tutte noi docenti e allieve.

 

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Mia madre nel secolo delle pandemie

«Sono venuta al mondo un venerdì di tempesta nel 1920, l’anno della peste», l’incipit della narrazione dell’ultimo romanzo di Isabella Allende Violeta (in uscita per Feltrinelli, nella traduzione di Elena Liverani) ispirato alla figura di sua madre Panchita con la quale la scrittrice cilena ha mantenuto una corrispondenza quotidiana – 24mila missive – durante l’intera vita. Violeta del Valle condivide con lei «la voce intelligente e ironica», l’epica femminile, le riflessioni sulla libertà, l’amore, la lotta per i diritti, l’affresco storico di un’età convulsa fra due pandemie. Nel romanzo risuona la voce di una nonna, isolata per il contagio, rivolta all’essere più amato, il discolo e ribelle nipote Camilo, che Violeta ha dovuto allevare da piccolo, divenuto poi sacerdote. Un personaggio ispirato al gesuita cileno Felipe Berríos del Solar, un attivista sociale che lotta contro disuguaglianza e segregazione. Sconvolgimenti politici e sociali, che solo con il tempo Violeta impara a decifrare, intervallati ai ricordi dei tormenti amorosi, dei tempi di povertà e di benessere, alle gioie ma anche alle terribili perdite e lutti; attraverso le vicende di Violeta scorre tutto il XX secolo in Cile e nel mondo. La scrittrice, alla soglia degli 80 anni, mostra anche in questo romanzo il suo indomito ottimismo, entusiasta per la maggiore presenza delle donne al potere. «Sole siamo vulnerabili, assieme siamo invincibili. Bisogna avere fede nel futuro».

 

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Il caso Lia Thomas e il dibattito sul destino dello sport femminile

Riporta il Washington Post che sedici componenti della squadra di nuoto femminile dell’Università della Pennsylvania (Penn) hanno inviato una lettera alla scuola e ai funzionari della Ivy League (che riunisce 8 delle più prestigiose Università Americane) sollevando una questione sull’equità e sul destino stesso dello sport femminile. Lia Thomas, persona di sesso maschile che si percepisce donna, dopo aver gareggiato per la squadra maschile di Penn e aver fatto terapie per abbassare il tasso di testosterone, nuota ora per la squadra femminile. «Sosteniamo pienamente Lia Thomas nella sua decisione di affermare la sua identità di genere (…) Lia ha tutto il diritto di vivere la sua vita in modo autentico», si legge nella lettera. «Tuttavia, riconosciamo anche che quando si tratta di competizioni sportive, il sesso biologico è questione diversa dall’identità di genere di qualcuno. Biologicamente, Lia detiene un vantaggio ingiusto (…), come dimostrano le sue posizioni che sono passate dal numero 462 come maschio al numero 1 come femmina. Se dovesse essere considerata idonea a competere contro di noi, ora potrebbe battere i record di Penn, Ivy e NCAA Women’s Swimming; imprese che non avrebbe mai potuto fare come atleta maschio». La lettera, anonima, è stata inviata da Nancy Hogshead-Makar, medaglia d’oro nel nuoto olimpico 1984, avvocata e amministratrice delegata di Champion Women, organizzazione a difesa dello sport femminile, in modo che le atlete potessero evitare le ritorsioni minacciate in caso si fossero espresse contro l’inclusione di Thomas nella competizione femminile. Nonostante recenti nuove regole, la Ivy League sembra proseguire nel suo intento. 

 

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Femmine alla riscossa: Yakei, la macaca, al potere

Ultimamente, tra noi umani in Italia, si è discusso molto se sia il tempo o meno che le donne accedano ai più alti ruoli di potere. Nel frattempo, in un bioparco giapponese, Yakei, una femmina, si è imposta come leader del gruppo composto da ben 677 macachi, superando prima la madre e poi, battendoli negli scontri, i maschi con i ruoli più alti nella gerarchia. Resta ora da vedere se e quanto il successo durerà avvicinandosi il periodo degli accoppiamenti, un periodo in cui l’ambiente «diventa più competitivo e teso», ha osservato Katherine Cronin, esperta del comportamento degli animali del Lincoln Park di Chicago. I macachi, il cui genoma è per il 97,5% vicino a quello umano, vivono secondo una gerarchia molto rigida, dove i leader, solitamente maschi, godono di diversi privilegi: hanno diritto a ricevere il cibo per primi, possono scegliere gli esemplari con cui accoppiarsi o dove riposare prima degli altri. Sono poligami e la stagione del loro accoppiamento dura approssimativamente da novembre a marzo. Le femmine individuano i partner con cui spostarsi, accoppiarsi e riposare per una media di 16 giorni all’anno in un ambiente caratterizzato da una natura rigogliosa e acque termali. Solitamente ogni femmina si accoppia con quattro maschi in ciascuna stagione. Gli operatori della riserva stanno ora osservando i comportamenti di lei rispetto ai suoi ex partner o nuovi corteggiatori. A ogni modo, la sua vicenda resta un’occasione utile per osservare come cambia il comportamento dei macachi in una società dove in cima alla gerarchia c’è una femmina e il benessere assicurato. 

 

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Una milanese da Harvard a Paestum

Si chiama Tiziana D’Angelo l’archeologa nominata direttrice del parco archeologico di Paestum: ha 38 anni, è nata a Milano e si è laureata a Pavia, perfezionandosi successivamente a Oxford e Harvard. Prima di questo importante incarico, insegnava arte greca e romana all’Università di Nottingham. Naturalmente la D’Angelo si è sentita onorata di essere stata scelta per un incarico così importante, anche perché è fortemente legata al sito per motivi scientifici. Ha dichiarato di essersi appassionata all’archeologia grazie al talento dei suoi insegnanti che le hanno fatto scoprire il fascino del mondo antico. Le sue esperienze negli Stati Uniti si sono svolte presso gli Harvard Art Museums, il Getty Museum e il Metropolitan Museum di New York. In quest’ultimo ha potuto seguire da vicino la complessa organizzazione della grande mostra su Pergamo e l’arte nei regni ellenistici. Tutte esperienze di cui ha fatto tesoro e che ora porta nel suo nuovo incarico. Tra i suoi progetti c’è il consolidamento del legame tra i siti di Paestum e Velia, che sono stati uniti nel 2020, attraverso la creazione di nuovi poli e spazi espositivi, ma anche con scavi e mostre che possano valorizzare al meglio i loro punti di contatto.

 

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Il Gender Equality Index premia le aziende italiane

Secondo il Gender Equality Index di Bloomberg, il principale parametro internazionale che valuta le iniziative aziendali in tema di inclusione ed eguaglianza sulla base di cinque parametri (leadership femminile, valorizzazione dei talenti, parità salariale, cultura inclusiva, politiche per la prevenzione e contrasto di molestie sessuali), tra le 481 aziende esaminate in tutto il mondo ci sarebbero molte aziende italiane virtuose che, per l’appunto, sono state premiate per il loro costante impegno sulla strada della parità di genere. In testa ci sarebbero Poste Italiane, premiata per il terzo anno consecutivo e, a seguire, Terna, società operatrice delle reti di trasmissione dell’energia elettrica, distintasi, in modo particolare, per la realizzazione di una politica di equal pay &inclusive culture, Intesa Sanpaolo ed altre ancora, tutte qualificate come aziende migliori in cui lavorare per le loro performance sulle politiche di parità di genere e di trasparenza dei dati. É questo di certo un dato importante che favorisce il lavoro femminile, creando un ambiente di lavoro in cui le donne si sentono valutate e considerate solo per le loro capacità professionali e la loro credibilità. Comunque, anche se molti progressi sono in atto, la strada è ancora lunga: è essenziale comprendere che la gender diversity non solo crea valore, ma rappresenta una risorsa essenziale per la crescita e lo sviluppo economico.

 

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Uno scoop significativo sulla terza rete RAI

La neo-eletta Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, (18 Gennaio 2022), con grande stupore generale è apparsa in televisione domenica 30 gennaio nel corso della sua prima intervista rilasciata in modo ufficiale: ha scelto, infatti, l’Italia come primo contatto diretto del suo mandato. Lo scoop lo ha effettuato Fabio Fazio, conduttore della trasmissione Che tempo che fa. Come lei stessa ha affermato, la scelta è stata un forma di tributo all’ex-Presidente, David Sassoli, scomparso l’11 gennaio scorso, lasciando costernato l’intero Parlamento europeo. La nuova Presidente è la terza donna ad essere eletta durante la vita del Parlamento Europeo, scelta per la sua indubbia grinta, che le ha consentito di affermarsi nella politica internazionale, dopo aver messo al mondo quattro figli. Roberta Metsola è una avvocatessa maltese, specializzata in diritto e politica europea e data la sua età, 43 anni, è la più giovane Presidente del Parlamento Europeo di sempre e la più giovane presidente di una istituzione UE. Altra peculiarità della statuaria e biondissima signora è il marito, il finlandese Ukko Metsola, sposato nel 2005, che assieme a lei si candidò alle elezioni del Parlamento Europeo nel 2009: i due sono così diventati la prima coppia sposata a correre nelle stesse elezioni per due diversi Stati membri. La Metsola ha detto che intende continuare la linea fortemente europeista del suo predecessore Sassoli, da lei considerato una figura di grande spicco e dedizione.

 

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Così il Covid ha penalizzato le donne sul lavoro

La pandemia, com’è noto, ha avuto molte e diversificate conseguenze. Nel mondo occupazionale ha causato un vero tsunami, impattando sulle categorie più deboli come le donne ed i giovani. E non ci riferiamo solamente all’ingresso nel mondo del lavoro, che per vari motivi ha subito una sensibile contrazione, ma anche alle unità lavorative perse soprattutto per le donne che, come attestano i dati, hanno fatto abbassare il dato dell’occupazione femminile da un timido passo verso il 50% (dato del 2019) al 49%, contro una media europea del 62,%. Per non parlare poi dell’aggravarsi del conflitto vita-lavoro, ancora più aspro che nel passato. Di certo, il prezzo pagato dalle donne, sia come donne che come madri, è stato notevole: basti pensare al numero di lavoratrici passate da contratti full time a quelli part time. La maggiore instabilità e la mancanza di indipendenza economica hanno peggiorato enormemente il quadro della situazione femminile, rendendolo più fragile e vulnerabile. La pandemia ha prodotto notevoli danni, accentuando la disparità di genere che continua a crescere, e non solo nell’ambito lavorativo, facendo fare alle donne degli involontari passi indietro.

 

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La ricerca è donna? Sono ancora troppo poche 

Benché il mondo della ricerca scientifica annoveri un numero crescente di donne, quelle in ruoli apicali negli istituti di ricerca scientifica sono ancora troppo poche e poco visibili. Da questa constatazione è nato alcuni anni fa un progetto, 100 donne contro gli stereotipi, promosso dall’Osservatorio di Pavia e dall’Associazione Gi.U.Li.A. in collaborazione con la Fondazione Bracco e con la sponsorizzazione della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Quale lo scopo? L’obiettivo è stato quello di raccogliere in una banca dati online i profili eccellenti di esperte in vari settori del sapere e, successivamente, organizzare una mostra fotografica che racconta la “Vita da scienziata”, con i ritratti di cento donne che lavorano nel campo della ricerca scientifica. Raccontare il lato femminile della ricerca, contro gli stereotipi di genere, dimostrare, sulla base delle proprie esperienze, che la scienza è bella, accessibile e, perfino, divertente. I volti delle protagoniste ritraggono biologhe, matematiche, chirurghe, chimiche, farmacologhe, astrofisiche, paleontologhe e informatiche. Dimostrare che la scienza non è preclusa alle donne, anzi è accessibile ed affascinante: questo è un messaggio importante che può essere una leva di cambiamento sociale e politico, una presa di coscienza per le donne in tutto il mondo.

 

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Yes they can: Donne competenti e digitali

Con questo titolo si sono conclusi a Cesena e seguiranno in altre città gli incontri “Women In Tech”, promossi dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito dell’Agenda Digitale “Data Valley Bene Comune”, in collaborazione con la rete regionale dei Laboratori aperti, per fare luce sulle molteplici manifestazioni delle disparità digitali di genere. Secondo il World Economic Forum, infatti, si sta creando un grande divario, tra chi dispone delle competenze per accedere alle professioni di alto profilo nei settori scientifici, tecnologici e digitali e chi, privo di tali competenze, rischia di rimanere ai margini del mercato di lavoro di qualità. Le donne si troverebbero in una posizione di netto svantaggio. Si deve riflettere, secondo i promotori, su come i distacchi di genere si stiano consolidando anche nei molteplici ambiti della vita digitale, analizzare le loro cause e provare a immaginare interventi che permettano di contrastarli. «La nostra attenzione al tema – sottolineano le assessore regionali a Università, Ricerca e Agenda digitale, Paola Salomoni e alle Pari Opportunità, Barbara Lori – ha il duplice scopo di affermare pari diritti e opportunità digitali per le donne e avvalersi del loro fondamentale contributo per la costruzione di una società dell’informazione più equa e inclusiva, e per questo anche più ricca e matura».

 

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Attenzione uomini: la cura può prevenire il suicidio

Federica Gentile affronta il tema del tasso di suicidio maggiore per gli uomini rispetto alle donne. Tra le molte e diverse cause individuate, un ruolo importante rivestono i costrutti sociali legati al genere e alla mascolinità e in particolare la difficoltà a parlare delle proprie emozioni e a chiedere aiuto e quelle legate al venir meno, per esempio in caso di perdita del lavoro, del ruolo sociale di breadwinner. Lo studio citato nell’articolo sottolinea, inoltre, che «la mortalità per suicidio per gli uomini è legata ai loro comportamenti nella vita privata e, in particolare, ad un basso coinvolgimento nel lavoro di cura familiare». Lo studio ha preso in considerazione 20 Paesi e ha rilevato che in quelli in cui gli uomini sono maggiormente coinvolti nel lavoro di cura familiare, ad un maggiore tasso di disoccupazione non corrisponde un maggiore tasso di suicidi, mentre la correlazione è presente negli altri. Il legame tra suicidio e cura appare, dunque, rilevante e «…occuparsi del lavoro di cura familiare è un modo per gli uomini per diversificare le cose che danno senso e scopo [alla loro esistenza], così come il loro capitale sociale ed i loro networks», oltre naturalmente ad alleggerire il carico di lavoro e di cura delle donne. Se si tiene conto di queste osservazioni, è chiaro che la prevenzione del suicidio (e, quindi, anche la preservazione di un buon livello di salute mentale) passi anche attraverso un maggiore coinvolgimento degli uomini nel lavoro di cura, il che richiede da un lato un enorme cambiamento culturale e, dall’altro, l’adozione di provvedimenti quali congedi di paternità lunghi e ben pagati.

 

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Ma le donne vogliono la parità? Il caso del Circolo Aniene

Leggendo l’articolo di Rizzitelli, la domanda sorge spontanea: le donne di potere vogliono veramente la parità tra i sessi? La vicenda del Circolo Canottieri Aniene di Roma, uno dei tempi dell’old-boys network, è emblematica. I fortunati soci, a partire dal Presidente Malagò, si guardano bene dal rispettare quell’antipatico art.3 della Costituzione, impedendo alle donne, che lo chiedono da oltre 10 anni, di diventare socie ordinarie, pure se, usando demanio e denaro pubblico essendo affiliato alle Federazioni, lo Statuto del Circolo non può avere regole discriminatorie. Le motivazioni, sottolinea l’autrice, vanno dal classico «è sempre stato così» o «è tradizione» all’indignato (e indignante) «non ci si può certo tacciare di maschilismo», fino al farsesco «potremmo avere un problema con gli spogliatoi» e al doloroso «pelo nell’uovo» di Federica Pellegrini. Ed ecco il punto: il silenzio delle campionesse e delle poche donne che nello sport ricoprono incarichi apicali tra le quali Silvia Salis (autrice del Manifesto della parità di genere) vicepresidente del CONI, la presidente della Commissione Atleti e Atlete (che ritiene il professionismo delle atlete una fonte di disagio per le società) e il top management delle elette/nominate: Federica Pellegrini e altre 12 donne componenti del Consiglio Nazionale del CONI. Si sono invece fatte sentire quattro “monumenti”dello sport italiano: Sara Simeoni, Antonella Bellutti, Massimiliano Rosolino e Carolina Morace, che non hanno esitato a definire inaccettabile e anacronistica la situazione. A loro si sono unite, riporta Rizzitelli, le voci dell’On. Laura Boldrini, dell’Associazione Atlete Assist, dell’assessora alle Pari Opportunità del Comune di Roma Monica Lucarelli, della consigliera Eleonora Mattia per la Regione Lazio e la sottosegretaria allo sport, Valentina Vezzali.

 

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Eventi di GIO

16 febbraio/14 marzo 2022, Osservatorio GIO organizza un Corso di aggiornamento per docenti in collaborazione con la Società Filosofica Romana. Tema del Corso: “Differenza di genere, Pari opportunità ed educazione alla cittadinanza”. Si può utilizzare il bonus docenti attraverso la piattaforma SOFIA. per informazioni e contenuti del corso: francesca.brezzi@uniroma3.it e socfilromana@gmail.com

 

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Per iscriversi all’Osservatorio Interuniversitario di genere visita il nostro nuovo sito http://www.giobs.info